Miyazaki: il mondo Ghibli – Oltre l’animazione

Hayao Miyazaki in Studio Ghibli

Una nuova rubrica dedicata allo Studio Ghibli e ad Hayao Miyazaki

Ciao a tutti amici di MangaSchool Venezia!

Eccoci qui, con una nuova rubrica dedicata al mondo dello Studio Ghibli e, più in particolare, ad Hayao Miyazaki, uno dei registi fondatori dello studio cinematografico. In questo viaggio scopriremo cosa si cela nella mente del maestro, studiando il suo passato e le sue passioni che hanno influenzato, e continuano ad influenzare, i suoi film. Tratteremo delle tematiche più caratteristiche dello Studio, dall’aviazione alla religione, analizzando nel dettaglio sia i primi film come i più recenti.

Siete pronti per questa avventura nel magico mondo dello Studio Ghibli? E allora, senza ulteriori indugi, iniziamo!

Miyazaki: il mondo Ghibli oltre l’animazione

© Bozzetti di Hayao Miyazaki che mostrano come disegnare un personaggio che corre (1980)

Benvenuti nel primo articolo della rubrica “Il mondo ghibli oltre l’animazione”!

Prima di tuffarci nella magia dei film dello Studio Ghibli, facciamo però un passo indietro e andiamo a conoscere la mente geniale che ha dato vita a questo mondo di animazioni, il maestro Hayao Miyazaki.

Miyazaki nasce a Tokyo nel 1941, frequenta l’Università Gakushuin e si laurea in scienze politiche ed economiche nel 1963. Nonostante il suo percorso di studi, decide di prendere una strada completamente differente, ottenendo, nello stesso anno, un posto di lavoro per la Toei Animation Company, il produttore principale di animazioni in Asia. Lì conosce il maestro Isao Takahata, assieme a cui fonderà lo Studio Ghibli.

Vi starete chiedendo, perché dopo aver scelto un simile indirizzo all’università, Miyazaki ha deciso di diventare animatore?

In realtà la passione di Miyazaki per l’animazione lo accompagna da quando era ragazzino. Il suo sogno all’epoca era diventare un mangaka, 漫画家 disegnatore di manga. Tuttavia, si rende presto conto di essere in grado di disegnare solamente oggetti con cui aveva una forte familiarità, come aerei o navi. Disegnare persone era tutta un’altra storia. Il risultato erano sempre pose e forme innaturali. Non soddisfatto dei suoi primi bozzetti, decide quindi di basare il suo stile sulle opere dei celebri Tetsuji Fukushima e Osamu Tezuka. Miyazaki però si accorge in fretta della poca originalità di questi primi disegni e se ne sbarazza.

Alla ricerca di un proprio stile, e tentando di migliorare nella rappresentazione umana, inizia a prestare particolare attenzione ai movimenti, ma soprattutto allo scopo di questi, per catturarne appieno l’essenza e renderli su carta in maniera più realistica possibile. 

Se da una parte è importante l’azione, viene però dato il giusto spazio anche ai momenti di quiete. Per descrivere questi attimi di immobilità Miyazaki usa il termine giapponese “ma” 間, intervallo, pausa. Per lui un film di azione costante è caos, frenesia. Prendendo alcuni momenti di pausa si può invece creare una certa tensione che porta il film ad una dimensione ulteriore. Alcuni esempi di ma si possono ritrovare in Kiki consegne a domicilio, in cui la protagonista, sdraiata sull’erba, osserva le nuvole, nella scena dell’ombrello ne Il mio vicino Totoro o nel viaggio in treno di Chihiro e Senza-Volto ne La città incantata

Miyazaki, con le sue opere, cerca di seguire lo scorrere delle emozioni e dei sentimenti dei bambini. Restando fedele alla loro gioia e sorpresa, non sente il bisogno di sovraccaricare il film con distrazioni, violenza ed azione continua. Ovviamente cerca di creare dei prodotti che possano piacere a tutti, ma pensa che una volta catturato l’interesse dei bambini, allora avrà successo con tutte le generazioni. La sua attenzione verso un pubblico più giovane lo porta a costruire mondi magici, quasi onirici, in cui perdersi. Il suo scopo è quello di spingere i bambini ad usare la propria immaginazione, immergendosi nelle ambientazioni dei suoi film, sognare di viaggiare e di poter vivere come nelle favole. 

Tuttavia, l’appellativo “il Walt Disney giapponese” non piace molto a Miyazaki. Riconoscendo comunque il talento degli animatori americani, punta il dito sul loro modo di rappresentare la natura, a suo parere troppo falsa e artificiale. Questo è infatti uno dei tratti distintivi dei film d’animazione realizzati nello Studio Ghibli: “Ci interessano le relazioni non solo e non tanto tra le persone, ma ci preoccupiamo di esprimere nel nostro lavoro la bellezza del mondo intero nella sua integrità: l’interazione del paesaggio, del clima, del tempo, della luce solare, della vegetazione, dell’acqua, del vento – tutte queste cose meravigliose”.

© Hayao Miyazaki in un'immagine del documentario “Il regno dei sogni e della follia”

Per quanto riguarda i personaggi, Miyazaki vuole scardinare alcuni stereotipi nella rappresentazione dei media. Molto spesso, infatti, vengono rappresentate coraggiose eroine che combattono da sole e non hanno bisogno di nessuno che venga a salvarle. Ovviamente, l’aiuto di un amico o di un compagno è sempre importante, ma sono in grado di superare ogni situazione come farebbe un eroe maschio. Inoltre, Miyazaki pensa che tutti i personaggi delle sue storie debbano essere belli e dettagliati, non solo il personaggio principale. Nessuno risulta essere una comparsa od un extra. A tutti viene data la stessa attenzione e non solo: persino gli oggetti di tutti i giorni vengono realizzati accuratamente e con amore. 

Miyazaki riesce quindi, attraverso lo sguardo dei bambini, ad essere ispirato nella creazione di coinvolgenti storie e meravigliose animazioni. Nulla viene lasciato al caso e l’attenzione ad ogni piccolo dettaglio cattura l’interesse di un pubblico vastissimo da decine di anni. E probabilmente continuerà a farlo per lungo tempo.

Nei prossimi articoli entreremo nello specifico, parlando di alcune di queste favolose opere, così da poter capire come Miyazaki mette in pratica ciò di cui abbiamo trattato finora. 

Elisa