Una delle scene che colpiscono di più de La città incantata è sicuramente la macabra trasformazione dei genitori della protagonista Chihiro in maiali, come conseguenza della propria ghiottoneria.
Hayao Miyazaki rivela di aver scritto questa scena per rappresentare le conseguenze dell’avidità in Giappone durante la bolla economica degli anni ‘80, ma, guardando attentamente al magico mondo creato da Miyazaki, possiamo cogliere un’ulteriore motivazione: non è infatti l’unica volta che adulti e giovani vengono messi a confronto, soprattutto con la tendenza a inclinare l’ago della bilancia a favore di quest’ultimi.
Agli adulti sembra essere attribuita tutta la colpa delle condizioni in cui verte il mondo contemporaneo: d’altronde guerra e inquinamento sono causate proprio da avidità e consumismo che li caratterizzano. D’altro canto, sono i giovani che detengono la chiave per un futuro migliore. Diversamente dagli adulti, i giovani vivono ancora a metà tra il reale e il fantastico, e questo gli permette di rimanere ancora aggrappati alla speranza di realizzare un mondo ideale.
Laputa – Il Castello nel Cielo
In Laputa – Il Castello nel Cielo, il giovane minatore Pazu crede fermamente nell’esistenza di un castello fluttuante, raccontatogli dal padre quando era ancora in vita. Ed è sempre la sua giovane innocenza e ingenuità a non fargli perdere la speranza, ma anzi a conferirgli la determinazione di opporsi ai nemici che cercano di prendere il controllo di Laputa per conquistare il mondo.
Dall’altro capo della scala dei valori troviamo Muska, uomo viscido e ambizioso a capo dei servizi segreti che, guidato esclusivamente dalla propria avidità, agisce in modo spietato per impossessarsi di Laputa come mezzo di dominio degli esseri umani.
A metà strada c’è invece la famiglia di Dola, una ciurma di pirati capeggiati da Dola stessa, inizialmente criminali senza scrupoli alla ricerca della pietra che conduce a Laputa, portata al collo dalla protagonista Sheeta, ma che poi, affezionandosi ai due protagonisti, rivelano un lato più umano.
Il mio vicino Totoro
Il mio vicino Totoro è un altro esempio tipicamente “Miyazakiano” di rappresentazione della giovinezza, e soprattutto dell’adolescenza, come lente esclusiva e privilegiata attraverso cui poter cogliere le variegate sfumature del mondo.
Nessun adulto, ma solo le due protagoniste, le sorelline Satsuki e Mei, riescono a vedere Totoro, un amichevole e peloso spirito della foresta, o forse solo il frutto dell’immaginazione delle due bambine.
Non è l’esistenza o meno di Totoro a interessarci, ma la prova che agli adulti sia negato l’accesso alla comprensione della profonda complessità del mondo e il posto che l’umanità occupa in esso.
La città incantata
La città incantata è probabilmente il film in cui Miyazaki compie l’analisi più approfondita dell’adolescenza, intesa come momento di transizione tra infanzia ed età adulta, nei film di Miyazaki sempre rappresentata come un viaggio, un’avventura metamorfica e metaforica alla ricerca della propria identità, tesa tra aspettative sociali e autodeterminazione.
La protagonista Chihiro si ritrova in un mondo sconosciuto popolato da spiriti, costretta ad arrangiarsi e trovare un lavoro presso la struttura termale controllata dalla strega Yubaba per sopravvivere e sperare di poter un giorno salvare i propri genitori.
Questa brusca evoluzione avviene proprio nel momento in cui Chihiro è tormentata dall’imminente trasferimento in un’altra città, dove dovrà costruirsi una nuova vita e farsi dei nuovi amici.
Il nome giapponese del film, 千と千尋の神隠し (Sen to Chihiro no Kamikakushi), in italiano è traducibile in “La sparizione spiritica di Sen e Chihiro”, che ne rivela già l’essenza: un viaggio non solo corporale, dal mondo umano a quello del parco giochi abbandonato, ma anche spirituale.
“Kamikakushi”, in particolare, è un termine nato dall’unione tra i kanji di “kami”, “divinità”, e “kakushi”, “nascondere”, quindi letteralmente “nascosto dagli dèi”, ed indica il fenomeno della sparizione misteriosa di una persona, spesso a causa dell’azione di entità sovrannaturali o spiriti.
Le disparità tra Sen e Chihiro, nonostante siano la stessa persona, fanno emergere la distinzione tra realtà e fantasia, e la capacità dei personaggi più giovani di esistere in equilibrio tra i due mondi. Chihiro rappresenta l’esistenza della bambina nel mondo reale, Sen invece nel mondo degli spiriti.
Chihiro è infantile e ingenua, fa i capricci a causa del trasferimento indesiderato, è pigra e viziata, incapace di apprezzare la propria vita. Quando, privata del suo nome dalla vecchia Yubaba per impedirle di scappare, diviene “Sen”, viene privata della sua identità mondana ed è costretta a concentrarsi unicamente sulla sua crescita spirituale: la bambina nel mondo degli spiriti impara i valori del lavoro, della lealtà nei confronti delle amicizie, e della compassione per tutti gli esseri, anche coloro che a primo sguardo sembrano “cattivi”.
Nel corso della storia e quindi durante la sua crescita, Chihiro acquisisce la capacità di superare le apparenze e guardare all’essenza delle cose, motivo per cui riconosce il suo amico Haku nella sua trasformazione in drago, e ne ricorda il vero nome “Kohaku”, e per cui capisce che nessuno dei maiali esposti da Yubaba è uno dei suoi genitori, spezzando con successo l’incantesimo e che la teneva legata al complesso termale e che aveva trasformato i genitori.
Sofia